Micorrize
In natura gli alberi e numerose altre specie vegetali vivono uno speciale rapporto di simbiosi che coinvolge il loro apparato radicale e il micelio di alcune particolari specie fungine presenti nel terreno. Questo rapporto simbiotico prende il nome di micorriza. In altre parole, si tratta di un’associazione benefica in cui la pianta vede migliorare le capacità di assunzione di acqua e di sali minerali con conseguente maggiore vitalità biologica.
In questi ultimi anni l’Azienda Floricoltura San Donato Milanese ha intrapreso una collaborazione tecnico-scientifica e operativa con il Centro di ricerca tedesco del Gruppo DGG International e del laboratorio Mycomax, nella persona del Prof. Jurgen Kutscheidt, specializzato nello studio e nella produzione dei microrganismi fungini simbionti delle piante (micorrize) su scala europea. La particolarità e il carattere innovativo di tale produzione è che i ceppi fungini micorrizici che vengono introdotti nelle varie aree verdi, provengono da una speciale coltivazione di funghi raccolti sullo stesso territorio nel quale vengono poi reinseriti.
Tra i primi interventi di micorizzazione si ricordano:
- quello su alcune pinete di Pinus pinea nel Parco storico della Villa Doria Pamphili nel Comune di Roma per conto dell’Amministrazione comunale di Roma e con la supervisione dello Studio del Dott. For. Giampietro Cantiani;
- le selezioni di micorrize autoctone per il rinforzo di alberi in ambito di terreni inquinati per conto della Bagnoli Futura S.p.A. a Napoli;
- le selezioni di micorrize autoctone per il rinforzo di piante di Olivo presso il Parco Nazionale del Cilento-Vallo di Diano (provincia di Salerno) per conto della Cooperativa di Olivicoltori Nuovo Cilento;
- su diversi esemplari arborei del Bioparco di Roma; a riguardo la dott.sa Susanna Rambelli ha parlato in maniera positiva dei prodotti da noi forniti ad un Congresso svoltosi a Berlino (Conference of European Zoo Gardens, 19-22 maggio 2006).
Sono poi in corso sperimentazioni con il comune di Milano, il comune di Firenze e, per quel che concerne l’olivicoltura, con il Comune di Montecarlo (LU) sotto il controllo del Dipartimento di Ortofrutticoltura dell’Università di Firenze
Organismi simbionti, l’applicazione delle micorrize nella messa a dimora e nella rivitalizzazione degli alberi adulti o deperienti.
La conoscenza delle micorrize risale ad ormai oltre 120 anni fa, quando il botanico berlinese prof. Frank ricevette l’incarico da parte del re della Prussia di coltivare tartufi per la propria corte. Durante le sue ricerche, lo specialista forestale scoprì che il corpo fruttifero dei tartufi è sempre legato alle radici fini di alcune specie di alberi. E queste radici hanno sempre un aspetto particolare. La loro forma è più tarchiata, sono più fortemente ramificate e di un colore diverso rispetto alla radice “normale”. Constatato che queste radici tartufigine non erano, delle radici “normali”, Frank le battezzò micorriza, composto dal greco “mycos” = fungo e “rhiza” = radice.
La micorriza è dunque una simbiosi tra funghi radicali particolari e le radici fini di quasi tutte le specie arboree, essa, comporta dei notevoli vantaggi per entrambi i partner, risultanti dall’unione delle loro capacità differenti.
I funghi, con il loro tessuto miceliare ovattato finissimo, sono particolarmente adatti ad assorbire sostanze nutritive ed acqua. Inoltre, possiedono la capacità di emettere enzimi e acidi organici, che facilitano in maniera significativa l’assorbimento di fosforo, azoto, potassio, magnesio, ferro e dei microelementi indispensabili ad espletare le funzioni vitali delle piante. Una gran parte di queste sostanze nutritive passa direttamente alla pianta partner. Gli alberi ed in genere tutte le specie arboree sono come delle centrali energetiche che, con l’aiuto del Sole trasformano l’anidride carbonica in zuccheri ed altri componenti nutritivi, necessari anche alla sopravvivenza dei funghi. Solo grazie all’unione di queste capacità è possibile per gli alberi insediarsi anche in ambienti estremi.
Perché si propongono inoculi specifici e non misti.
Il panorama europeo è purtroppo ancora pieno di inoculi che non risultano molto efficaci. Spesso si afferma che con un unico tipo di inoculo sia possibile trattare tutte le specie di alberi. Questo è, purtroppo, assolutamente impossibile, dato che la natura ha investito tantissimo tempo per creare delle relazioni speciali tra specie di fungo e specie di albero. I prodotti misti di più
specie di funghi ecto ed endomicorriza, sovente contengono anche vitamine, proteine e batteri “utili”. Nella migliore delle ipotesi la parte “inadatta” dell’inoculo risulta soltanto sprecata. Risulta più grave quando compaiono intralci tra i funghi. Le altre sostanze aggiuntive (vitamine ed aminoacidi) si consumano presto dopo un periodo di prima efficacia.
I limiti di applicazione
Ovviamente anche un’applicazione promettente di micorriza ha i suoi limiti, poiché gli inoculi micorriza non sono, nonostante i loro numerosi successi, delle panacee. Per alberi gravemente danneggiati l’intervento arriva spesso troppo tardi. Per esempio non ha senso trattare faggi con
meno del 30% di fogliame rimanente, querce danneggiate in egual misura invece (fino a ca. 20% di fogliame rimanente), dimostrano spesso ancora delle reazioni molto positive. Innanzi a terreni molto costipati, a causa dei quali anche i funghi soffrono di mancanza d’ossigeno, è consigliabile arieggiare il terreno o cambiare il sostrato. Una forte concimazione può ostacolare o persino danneggiare i funghi micorriza, soprattutto se non vengono utilizzati concimi ad emissione lenta di sostanze nutritive. |
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Spore di funghi endomicorriza

ectomicorriza monocolture di funghi


il successo di un utilizzo di micorriza è stato documentato sulla “quercia dell’orso” 650enne ad Oberholzklau.
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